Torna Il “poeta della Pieggiola” e la memoria della Pasqua di un tempo
Un pannello nel centro storico racconta la Pasqua di una volta. Nel centro storico, lungo una delle vie del borgo, è visibile un pannello con un testo dedicato alla tradizione pasquale.

Umbertide – Un pannello nel centro storico racconta la Pasqua di una volta. Nel centro storico, lungo una delle vie del borgo, è visibile un pannello con un testo dedicato alla tradizione pasquale. Il titolo è “La Pasqua… come era”.
Il testo è attribuito al cosiddetto “poeta della Pieggiola”, senza ulteriori riferimenti o indicazioni ufficiali.
Il contenuto descrive la Pasqua vissuta in ambito locale: preparazioni domestiche come torte, uova e coratella, insieme ai momenti religiosi e collettivi, tra cui la benedizione della palma e la processione del Cristo morto. Il racconto è costruito attraverso immagini semplici, legate alla vita quotidiana del paese.
Nella parte finale compare un riferimento al presente, con un invito alla pace e alla condivisione.
Trascrizione:
LA PASQUA… COME ERA
In questi giorni in casa
si preparavano e si mangiavano
le famose torte, le uova, la coratella
al latte e frittelle, con dentro la sorpresa
e la colomba dolce completava la nostra festa.
Ma non si pensava solo a mangiare,
c’era chi credeva, chi non credeva
ma per tutti era un tempo di pace.
Tutti in fila nella chiesetta
per la palma benedetta
e in attesa della Pasqua
che festeggia la resurrezione
che sconfigge la morte.
I preti con l’acqua benedetta
passavano sette porte.
C’era la carne, in vetrina più bella,
la processione del Cristo morto
cantata e pregata al Megafono
sfilava per il paese
con il prete, la banda, i carabinieri (forse)
passava sotto le finestre.
Con le file accese
delle vecchie lampadine
tutti in piedi al suo passaggio,
se non era in processione
con gli occhi spalancati come un gatto,
i vestiti nuovi indossati per l’occasione.
C’era il dolce profumo
e se era tra la gente
e allora entravi
prendendo qualche cosa da pensare,
magari anche da bere in un bar.
Alla fine tornavi a casa
con gli occhi e il cuore pieni,
gli offrivi un bel sorriso
al barista verso sera.
Ecco, forse nulla è cambiato,
e io voglio sperare che la Pasqua come allora
porti un po’ di pace e amore
in questi giorni, e apra il nostro cuore.
Inghiottiamo la rabbia
e doniamo l’amore.













