Imprese, l’Umbria resta in fondo alla classifica: crescita minima e oltre mille attività perse in un anno
Il secondo trimestre del 2026 si chiude con un saldo positivo di 347 imprese, ma la regione è terzultima in Italia per tasso di crescita. Il recupero non basta a compensare il calo registrato negli ultimi dodici mesi.
L'Umbria continua a crescere meno del resto d'Italia e rimane tra le regioni più deboli per dinamica imprenditoriale. Tra aprile e giugno 2026 sono nate 347 imprese in più rispetto alle cessazioni, ma il tasso di crescita si ferma allo 0,39%, il terzultimo del Paese.

Ancora più significativo il dato su base annuale: rispetto allo stesso periodo del 2025, il sistema produttivo regionale conta 1.122 imprese in meno, pari a una contrazione dell'1,2%.
È questa la fotografia che emerge dal report della Camera di Commercio dell'Umbria, elaborato sui dati Unioncamere-InfoCamere (Movimprese), che restituisce un quadro in chiaroscuro: qualche segnale di ripresa nel breve periodo, ma una crescita ancora troppo lenta per recuperare il terreno perso.
L'Umbria cresce meno della media nazionale
Nel trimestre aprile-giugno sono state registrate 1.055 nuove iscrizioni e 708 cessazioni, portando il numero complessivo delle imprese umbre a 89.186.
Il dato positivo, tuttavia, perde forza se confrontato con il resto del Paese. La media nazionale del tasso di crescita trimestrale è infatti dello 0,56%, mentre le regioni del Centro raggiungono lo 0,64%. L'Umbria, con lo 0,39%, occupa il terzultimo posto della graduatoria nazionale, davanti soltanto a Sicilia e Basilicata.
In altre parole, mentre l'economia italiana continua a registrare una moderata espansione del tessuto imprenditoriale, quella umbra procede con un ritmo sensibilmente più contenuto.
Il saldo positivo non cancella un anno difficile
L'elemento più critico resta il confronto con i dodici mesi precedenti.
Tra il secondo trimestre del 2025 e quello del 2026 la regione ha perso 1.122 imprese, un risultato leggermente peggiore rispetto alla media nazionale (-1%). Il saldo positivo registrato in primavera rappresenta quindi un recupero limitato che, almeno per ora, non modifica la tendenza complessiva.
Terni più dinamica, Perugia cresce lentamente
Le due province mostrano comportamenti differenti.
La provincia di Terni registra un tasso di crescita dello 0,50%, vicino alla media italiana, grazie a 283 nuove imprese e 177 cessazioni, con un saldo positivo di 106 attività.
Perugia contribuisce maggiormente in termini assoluti, con 241 imprese in più, ma il ritmo di crescita si ferma allo 0,35%, inferiore sia alla media nazionale sia a quella regionale.
L'artigianato interrompe il calo, ma il bilancio resta negativo
Tra gli aspetti più interessanti del report c'è il ritorno in territorio positivo dell'artigianato.
Nel trimestre il comparto registra 55 imprese in più, risultato di 298 iscrizioni e 243 cessazioni, con un tasso di crescita dello 0,29%.
Anche questo dato, però, va contestualizzato. La media nazionale è dello 0,43% e, soprattutto, il confronto con l'anno precedente rimane negativo: tra giugno 2025 e giugno 2026 sono scomparse 447 imprese artigiane.
Il recupero registrato nei tre mesi primaverili appare quindi come un'inversione ancora troppo debole per parlare di una reale ripresa del settore.
Cambia il volto delle imprese artigiane
Oltre ai numeri, il report evidenzia una trasformazione nella composizione dell'artigianato umbro.
Crescono le attività legate ai servizi e alle professioni specializzate. Tra il 2022 e il 2024 aumentano gli estetisti (+6,2%), i tassisti (+2,6%) e i serramentisti (+11%). Diminuiscono invece falegnami (-5,7%) ed elettricisti (-4,9%).
In controtendenza rispetto al dato nazionale si registra anche un incremento delle imprese del trasporto (+5,1%).
Il cambiamento suggerisce un progressivo spostamento verso attività maggiormente orientate ai servizi, mentre alcune professioni tradizionali continuano a ridursi.
Più società di capitali, continuano a diminuire le imprese individuali
Il sistema imprenditoriale umbro cambia anche nella forma giuridica.
Le società di capitali aumentano di 637 unità nell'ultimo anno e rappresentano oggi il 29,53% del totale delle imprese regionali, la quota più elevata mai registrata in Umbria, anche se ancora distante dalla media italiana del 34,2%.
Parallelamente, continuano a diminuire le imprese individuali, che in dodici mesi hanno registrato una flessione di 1.341 attività. Pur restando la forma più diffusa, il loro peso continua a ridursi.
Un segnale positivo debole
Il secondo trimestre del 2026 interrompe la serie negativa osservata nei mesi precedenti, ma i numeri suggeriscono prudenza.
Il saldo positivo di 347 imprese rappresenta un segnale incoraggiante, ma resta modesto rispetto alle perdite accumulate nell'ultimo anno e non modifica la posizione dell'Umbria, che continua a figurare tra le regioni con la crescita imprenditoriale più lenta del Paese.
Il ritorno in positivo dell'artigianato e l'aumento delle società di capitali indicano alcuni cambiamenti nel tessuto economico regionale. I dati complessivi mostrano una ripresa ancora fragile, lontana dai ritmi registrati nella maggior parte delle altre regioni italiane.







