Umbertide, inchiesta su fatture false e frode dispositivi di sicurezza per 6,7 milioni
L’indagine del Nas di Perugia e dell’Ufficio Antifrode Umbria riguarda una rete di 15 imprese. Contestata la commercializzazione di dispositivi di protezione individuale ritenuti non conformi agli standard europei.
L’indagine coinvolge un imprenditore dell’area di Umbertide e altre quattro persone (origine e etnia non descritte) e ha portato anche al sequestro preventivo di beni per un valore di circa 6,7 milioni di euro.

Secondo quanto pubblicato dai portali Rai e Umbria241, I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Perugia su richiesta della Procura, sono stati eseguiti dai Carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Perugia insieme all’Ufficio Antifrode Umbria dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
L’indagine sulla rete di 15 imprese
Secondo l’ipotesi investigativa, dal 2020 sarebbe stata organizzata una struttura attiva nell’importazione e nell’immissione sul mercato di ingenti quantitativi di dispositivi di protezione individuale destinati soprattutto al settore dei cantieri.
Gli accertamenti, condotti attraverso l’esame della documentazione doganale, verifiche fiscali e finanziarie, pedinamenti e attività tecniche, avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire una rete composta da 15 imprese operanti in Italia e all’estero.
Secondo la ricostruzione della Procura, le società non avrebbero avuto una reale autonomia operativa, ma sarebbero state amministrate unitariamente, condividendo dipendenti, conti correnti e mezzi aziendali.
L’ipotesi degli inquirenti è che questa struttura fosse utilizzata sia per la gestione dei flussi commerciali sia per trasferire progressivamente attività e risorse da società gravate da debiti verso l’Erario.
Tute, guanti e scarpe antinfortunistiche sotto esame
Al centro dell’inchiesta ci sono dispositivi utilizzati per la sicurezza sul lavoro, tra cui tute protettive, guanti e scarpe antinfortunistiche.
Una parte dei prodotti apparteneva alla Categoria III dei dispositivi di protezione individuale, quella prevista per la protezione da rischi particolarmente gravi, compresi quelli che possono determinare conseguenze irreversibili o mortali.
Secondo gli investigatori, i dispositivi commercializzati non sarebbero stati conformi agli standard europei. Per l’introduzione delle merci nel mercato sarebbero inoltre state presentate alle autorità doganali italiane ed europee certificazioni di conformità ritenute non autentiche. La circostanza, secondo quanto riferito dagli inquirenti, sarebbe stata riscontrata anche attraverso gli organismi certificatori interessati.
Le contestazioni fiscali
Un altro filone dell'indagine riguarda una presunta frode Iva realizzata attraverso l’utilizzo indebito di particolari regimi doganali che prevedono la sospensione dell’imposta.
Viene inoltre contestata l’emissione e l’utilizzazione di fatture relative a operazioni ritenute inesistenti per un valore complessivo stimato in oltre 6,2 milioni di euro.
Il Gip ha disposto parallelamente un sequestro preventivo di beni patrimoniali per circa 6,7 milioni di euro.
Quattro persone in carcere, una ai domiciliari
La custodia cautelare in carcere è stata disposta nei confronti dell’imprenditore ritenuto dagli investigatori il promotore del presunto sodalizio e di altri tre uomini indicati come co-amministratori di fatto, ai quali viene attribuita la gestione operativa delle merci e dei flussi finanziari.
Una donna è stata invece posta agli arresti domiciliari. Secondo l’ipotesi accusatoria avrebbe partecipato alla gestione della contabilità e avrebbe ricoperto formalmente incarichi in alcune delle società utilizzate nell’ambito della struttura ricostruita dagli investigatori.
Le persone coinvolte risultano indagate, a vario titolo, per diverse ipotesi di reato, tra cui associazione per delinquere, frode in commercio, vendita di prodotti con segni mendaci, falso in atto pubblico, autoriciclaggio, dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.
Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere sottoposte alle successive verifiche giudiziarie; le responsabilità individuali potranno essere accertate definitivamente soltanto all’esito del procedimento.
Fonti
- https://www.rainews.it/amp/tgr/umbria/articoli/2026/08/commercio-illegale-di-dispositivi-di-sicurezza-5-arresti-9519b66d-ea2a-4f52-92dc-2ff0cfcf6708.html
https://www.umbria24.it/cronaca/commercio-illegale-di-dispositivi-di-sicurezza-5-arresti-e-sequestri-per-quasi-7-milioni ↩︎







