«Nel bosco con papà»: perché un’iniziativa per la famiglia esclude le mamme?

Se un’attività destinata alla relazione genitore-figlio stabilisce che possono partecipare solo i padri, si pone un problema di disparità di genere

C’è un’iniziativa del Centro per le Famiglie della Zona Sociale 1 che mi ha lasciata molto perplessa. Si chiama «Nel bosco con papà» e la locandina specifica che il progetto è realizzato «con il contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia».

Locandina Nel bosco con papà lesclusione delle mamme
Inserzione

Quando un’iniziativa viene proposta nell’ambito delle politiche per la famiglia, credo sia legittimo chiedersi quale modello educativo e quale idea di genitorialità vengano trasmessi.

L’appuntamento del 3 ottobre prevede un’escursione guidata padri-figli, con un breve trekking e un laboratorio itinerante sul legame tra padre e figli.

La prima cosa che mi sono chiesta è stata molto semplice:

Perché le madri sono escluse da questa locandina?

Perché questo limite che io considero una discriminazione di genere?

I genitori sono due

Premetto che io avevo un legame fortissimo con il mio babbo e ho sofferto moltissimo per la sua dipartita abbastanza prematura (quindi non ho nulla in contrario a valorizzare la paternità) e ugualmente ho un legame forte con mia mamma (quindi non capisco le esclusioni delle madri).

Inoltre, detesto il sessismo, nel senso più semplice del termine: non riconosco nessuna qualità superiore a un sesso o all’altro.

Proprio per questo, non riesco a capire il motivo di questa distinzione, che personalmente considero una grave discriminazione nei confronti delle madri.

Considero grave, dal punto di vista educativo, proporre un'esperienza sulla relazione con i figli dalla quale le madri sono escluse. Che cosa dedurranno i bambini dall'assenza di tutte le mamme?

I genitori sono due.

Le mamme? Dove sono?

A casa a lavare i piatti, scommetto!

Ed è una considerazione reale.

Che cosa c’è di specificamente maschile nel portare un figlio nel bosco? Nel camminare insieme? Nel parlargli? Nell’ascoltarlo? Nel condividere un’esperienza? Nel costruire una relazione?

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Perché un padre può partecipare e una madre no?

Se un’attività destinata alla relazione genitore-figlio stabilisce l’accesso in base al sesso del genitore, per me, pone un problema discriminatorio che merita di essere criticato e segnalato.

Lo trovo ancora più contrastante leggendo la stessa locandina, che prima parla del «legame tra padre e figli» e successivamente definisce l’attività «laboratorio guidato di condivisione tra genitori e figli».

Genitori, appunto.

Allora perché non entrambi?

Che cosa si insegna ai bambini con questo evento?

Da decenni, cerchiamo di liberarci dalla divisione rigida dei ruoli tra uomini e donne.

Abbiamo cercato di superare l’idea della donna confinata all’accudimento e dell’uomo proiettato verso il mondo esterno.

E adesso? Non può neanche partecipare a un'escursione di famiglia nel bosco?

Secondo questo evento – “Nel bosco con papà” – pare proprio di no!

È qui che vedo il problema educativo: il messaggio implicito può entrare in contraddizione con quello della parità tra i sessi.

Potremo anche avere un babbo che crede profondamente nella parità tra i sessi e la insegna ai propri figli, ma se poi quei bambini ricevono contemporaneamente messaggi che distinguono le esperienze educative sulla base del sesso del genitore, l'insegnamento ricevuto in famiglia rischia di entrare in contraddizione con ciò che vedono rappresentato all'esterno.

Gli stereotipi non si trasmettono soltanto dicendo apertamente che «questa cosa è da uomini» o «questa cosa è da donne». Gli stereotipi possono essere rafforzati anche dai modelli e dai ruoli che vengono rappresentati.

Un bambino guarda quello che facciamo molto più di quanto ascolti le nostre dichiarazioni di principio.

E così possiamo proclamare la parità e, contemporaneamente, continuare a costruire discriminazione sessista e disparità di genere.

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Il rischio, a mio avviso, è quello di trasmettere ai bambini due messaggi contraddittori: a parole la parità tra i sessi, nella pratica attività educative distinte in base al sesso del genitore.

E poi parliamo di denatalità

C’è infine un aspetto che considero tutt’altro che marginale.

Continuiamo a parlare di denatalità e a domandarci perché tante donne rimandino la maternità o non la desiderino.

Naturalmente le cause sono molteplici e una singola iniziativa non determina le scelte automaticamente, ma il condizionamento viene anche da come si prospetta la maternità.

In un Paese che continua a interrogarsi sulla denatalità, credo dovremmo prestare attenzione anche all'immagine della maternità che trasmettiamo. Se alcune esperienze con i figli vengono rappresentate come specificamente paterne, quale immagine della madre arriva alle bambine e alle giovani donne?

Guardiamo la questione dalla prospettiva di una bambina.

Oggi può andare nel bosco con suo padre. Cammina, esplora, vive la natura, parla con lui e condivide un’esperienza importante.

Quella stessa bambina vede contemporaneamente che la mamma, proprio in quanto mamma, non è partecipe dell’esperienza.

Un giorno quella bambina potrà decidere se diventare madre.

Cosa deve pensare?

Che da bambina poteva andare nel bosco perché la accompagnava il papà, ma diventata mamma non potrà più farlo?

Perché una cornice psicoterapeutica?

C’è poi un altro elemento che mi lascia perplessa.

Non si tratta semplicemente di una passeggiata organizzata tra papà e bambini. L’escursione comprende un laboratorio sul rapporto padre-figli guidato da uno psicoterapeuta familiare.

La presenza di uno psicoterapeuta familiare dà al laboratorio una cornice professionale che porta a chiedermi:

Quale concezione della funzione paterna viene utilizzata?

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Quali caratteristiche vengono considerate specificamente paterne?

Perché per lavorare su queste caratteristiche è necessario che le madri non partecipino?

Che cosa viene detto ai padri e ai bambini?

Penso che contenuti, impostazione, materiali e presupposti teorici dovrebbero essere pubblicamente accessibili.

Se parliamo di un progetto realizzato con il contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia, conoscere l’impostazione educativa proposta mi sembra una richiesta del tutto ragionevole.

Le famiglie vanno unite, non separate escludendo la mamme

A mio avviso sarebbe stata preferibile un'iniziativa che coinvolgesse entrambi i genitori:

«Nel bosco con i genitori».

Quale modello educativo

E allora la domanda sul modello educativo diventa ancora più stringente.

Se il progetto è realizzato con il contributo del Dipartimento per le politiche della famiglia, se la stessa locandina parla di «condivisione tra genitori e figli», se ciò che viene proposto consiste nel camminare, parlare, ascoltarsi e costruire una relazione, perché escludere da tutto ciò le madri?

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